CIBO e PSICOLOGIA

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CIBO E PSICOLOGIA
Mi nutro di…

L’alimentazione è da sempre interconnessa con la psiche e con il mondo emotivo. Infatti, fin dagli albori della vita, il neonato non riceve dal seno della mamma solamente un nutrimento (latte), ma anche calore, conforto, sostegno, amore. Questo “nutrimento” che va oltre il cibo, è stato da tempo dimostrato. Una delle prime ricerche in questo ambito, condotta da Stern, dimostrò già nel … che il contatto fisico per i piccoli scimpanzé non era solamente desiderato, ma addirittura indispensabile alla sopravvivenza del piccolo primate.

Inoltre, il cibo influenza direttamente il nostro equilibrio cognitivo: il funzionamento del sistema nervoso dell’essere umano dipende direttamente dall’attivarsi di particolari processi biochimici, che includono l’azione interconnessa di Proteine, Sali Minerali, Vitamine, Zuccheri, Carboidrati e Antiossidanti: questi elementi mediano la costituzione e la ristrutturazione di certe strutture cerebrali, così come il passaggio dei segnali elettrici tra neurone e neurone alla base del funzionamento neuropsicologico. Non è mia intenzione approfondire in questa sede i complessi passaggi molecolari che conducono ad un effetto piuttosto che ad un altro, ma teniamo presente l’importanza che il cibo assume per il cervello umano, anche da un punto di vista prettamente fisiologico: molti principi nutritivi contenuti negli alimenti hanno il potere di mediare il funzionamento del sistema nervoso, inibendolo o stimolandolo, e quindi più in generale la capacità di mantenere o meno la buona salute delle dinamiche psico-fisiche.

Il cibo di cui ci nutriamo è dunque molto importante nel determinare lo stato generale di Benessere che tutti noi desideriamo e le scelte alimentari sono influenzate da una notevole quantità di fattori, sia soggettivi sia culturali: la specie umana, infatti, in quanto onnivora, ha potenzialmente una varietà molto ampia di scelte alimentari. Ciò nonostante, ci accorgiamo che molti alimenti sono di fatto esclusi dalle nostre tavole per una questione culturale; basti pensare al recente dibattito sulla possibilità di mangiare alcune tipologie di insetto, che tra l’altro in Oriente sono considerate commestibili e buone, oltre che nutrienti.
Le scelte alimentari sono anche un messaggio comunicativo e culturale che inviamo a chi è in contatto con noi: ad esempio si consideri il caso dei prodotti biologici che, in Italia, hanno spesso un costo più alto degli altri, anche a parità di prodotto. La scelta può dipendere da intolleranze varie (tra l’altro sempre più numerose), allergie, ma anche posizioni morali e scelte etiche che salvaguardano la vita degli animali (alimentazione vegetariana e vegana), diventando espressione e simbolo della propria identità sociale, ed in tal modo veicolando un messaggio che c’entra ben poco o nulla con il gusto e con le esigenze legate al proprio stato di salute/malattia.
In più, il cibo diventa simbolo di status sociale, in base alla ricercatezza e rarità di alcuni alimenti (ad esempio alcuni tipi di caviale o di tartufo possono venire ad avere un costo molto elevato) ed in base a come viene preparato e presentato in tavola.

In sintesi, appare evidente che mangiare è un processo psicologico multideterminato, che va ben oltre la mera esigenza di nutrirsi; le nostre scelte alimentari sono influenzate dalle norme esplicite ed implicite tipiche del contesto sociale in cui viviamo, e dai nostri atteggiamenti nei confronti del cibo.
Ovviamente tutto il discorso su alimentazione e psicologia include quelli che conosciamo come “Disturbi alimentari”, ma non è mia intenzione soffermarmi sulle cause (multifattoriali anch’esse) e le implicazioni di Obesità, Anoressia Nervosa o Bulimia: vorrei invece evidenziare quanto le scelte alimentari e il rapporto con il cibo sia qualcosa che coinvolge tutti noi, avendo anche il potere di influenzare il nostro umore. Ad esempio prendiamo il classico esempio di chi vorrebbe perdere qualche Kg e si “mette a dieta”! Una percentuale molto alta (circa l’80 %) non riesce ad essere costante e quindi a dimagrire! Ma perché? E’ solamente qualcosa che riguarda la mancanza di forza di volontà?
Ecco che la parte psicologica viene ad intrecciarsi virtuosamente o (il più delle volte) in maniera deleteria con la parte motivazionale, creando il risultato fallimentare della dieta dimagrante!

Sarà allora il caso di consapevolizzare il bisogno a cui noi rispondiamo quando mangiamo e in base a cosa facciamo le nostre scelte alimentari: la consapevolezza è sempre il primo gradino in un percorso di cambiamento! Ogni persona se vuole può porre attenzione a questo e trovare – da solo o con l’aiuto di un esperto – le proprie risposte e le possibilità di trovare nuovi equilibri nel rapporto con il cibo.

Martedi 17 GENNAIO in occasione del Ciclo “Appuntamenti del Benessere” parliamo di….cibo e psicologia, come al solito in via A. Diaz 19 alle ore 19:00 alle 20:30
INFO E PRENOTAZIONI: 3498385242