BAMBINO INTERIORE – ACCETTARSI….

secretoIL SEGRETO E’ ACCETTARSI, SENZA CONDIZIONI.

 

 

 

Mia figlia, quattro anni e mezzo, si presenta di fronte a me e chiede: “Mamma…anche se qualche volta faccio la cattiva…tu mi chiami lo stesso AMORE?

Ecco riassunto in una frase ciò di cui hanno bisogno i nostri figli: sentirsi amati per quello che sono, in una accettazione incondizionata dei loro “difetti”, e di una costanza dell’oggetto d’amore. Hanno bisogno di sentirsi sicuri che, anche se qualche volta sbagliano…vanno bene lo stesso. Credo che questo concetto, riassunto dalla frase semplice e diretta di mia figlia, crei le basi dell’autostima. La risposta spontanea di una madre “sufficientemente buona” (per prendere in prestito una definizione cara a Winnicott) è ovviamente Sì, certo che ti voglio bene lo stesso…allo stesso tempo questa affermazione non è priva di conflitti, e mi riferisco alle aspettative che abbiamo nei confronti dei figli, e di conseguenza allo stile educativo e alle richieste che facciamo loro! Certo, il dubbio le è venuto a mia figlia, e dunque è probabile che – mio malgrado –  io le abbia fatto intendere che un comportamento piuttosto che un altro l’avrebbe resa più degna di amore. Uscendo dal caso specifico, questo concetto mi fa riflettere sulle modalità che genitori ed educatori utilizzano sia per fare richieste comportamentali ai bambini, sia per rassicurarli sull’essere amati comunque.

Certo, non vogliamo neanche avvalorare un comportamento privo di limiti e regole. Si tratta dunque di passare al bambino un duplice messaggio: da un lato l’amore non è mai messo in discussione, dall’altro è bene sapere che esistono delle regole di comportamento, alle quali è conveniente obbedire per vivere bene in società, compresa la famiglia intesa come micro società. Si tratta quindi di rimproverare il comportamento e definire “sbagliata” un’azione piuttosto che un’altra (magari mostrando le conseguenze che alcuni comportamenti hanno sugli altri e sulla realtà circostante), senza mai associare il comportamento alla persona, esprimendo di fatto un giudizio di valore che rischia di minare alle basi l’autostima del bambino che sta crescendo. Volendo semplificare ulteriormente, mai dire al bambino “sei sbagliato”…semmai “il comportamento che hai avuto oggi è sbagliato. Perché….”

Inoltre, la frase di mia figlia mi ha fatto pensare intensamente al concetto, anche questo molto nominato negli ultimi anni ed anche molto caro alla sottoscritta, di “bambino interiore”: quanto accettiamo noi stessi per quello che siamo? Quanto invece cerchiamo in ogni modo di “fare i bravi” o, detto attraverso un linguaggio più adulto di “essere perfetti” o “piacere a tutti”?

La nostra società ci chiede di essere competitivi, a volte addirittura agguerriti, per poter vincere nel mondo lavorativo e a volte anche relazionale: c’è dunque sempre una performance e un “dover dimostrare” il nostro valore! Nulla è dato per scontato…la Società non è una “madre sufficientemente buona” che ci accoglie con i nostri difetti…ecco che trascurando troppo spesso le richieste del nostro bambino interiore, andiamo sempre di corsa, mangiamo un panino al volo, non troviamo il tempo di curare i nostri hobby, e in sintesi non dedichiamo tempo a noi stessi…quel tempo rigenerante di contatto con il nostro corpo, che ci offre la pratica yoga. L’attenzione al respiro è un ponte di contatto con il “qui ed ora”, una vera e propria meditazione che ci permette di ascoltare i nostri bisogni adesso, senza aspettare la proiezione sul futuro.

Spesso noi rispondiamo a quella domanda con un “No, se non sarai il migliore, non sarai più degno d’amore!” e lo diciamo a noi stessi, entrando in un vortice di DOVERI: dover fare e dover essere in un certo modo…per poter ottenere l’approvazione di chi mi sta attorno.

Lo stimolo di riflessione che oggi voglio lanciare a me stessa e a chi legge è proprio questo: proviamo ad accettare noi stessi così come siamo, con i nostri difetti.

Iniziamo dalla relazione con gli altri che è più semplice e cioè: rassicuriamo i nostri figli (per chi ne ha o per chi lavora con i bambini in quanto educatore o figura di riferimento) una volta in più rispetto alla costanza del nostro amore per loro perché questo sarà utile alla loro autostima.

In secondo luogo, rivolgiamo l’attenzione verso l’interno e diamo voce al nostro bambino interiore: stiamo dando abbastanza amore a noi stessi? Ci stiamo prendendo cura di noi stessi? Come lo stiamo facendo…? Le modalità attraverso le quali ognuno di noi si prende cura di questa parte di se stesso cambiano soggettivamente, ma hanno sempre a che fare con l’attenzione verso se stessi, il divertimento, le attività che per noi sono piacevoli e il tempo che dedichiamo a questo! Troviamo il modo di farlo perché questa è un’azione fondamentale per ritrovare buon umore e sorriso, per raggiungere uno stato di benessere generale, e anche per dare voce a quella parte di noi semplice e genuina, che ha bisogno di attenzione e cura. Cosa chiede il mio bambino interiore? Ascoltiamolo, entriamo in contatto con lui e ne avremo delle piacevoli conseguenze!